Partiamo da Palmas, dove si arriva nel pomeriggio accolti dalla vista di un gigantesco bacino artificiale creato dallo sbarramento del fiume Tocantins e accompagnati dall'ottimo servizio di bordo della "Tam" (sono talmente bravi che al ritorno ti impacchettano gratis lo zaino diretto in Italia, anche se il check in del rientro in un aeroporto piccolo come questo è piuttosto lungo e laborioso). Ritiro lampo del bagaglio e rapido trasferimento in una pousada di cui purtroppo (perdonami) non ricordo il nome gestita dallo stesso titolare del Safari camp Korubo. Le stanze sono piccole ma pulite e ben tenute e dotate di aria condizionata, la doccia è ampia e il frigo bar fornitissimo: niente da dire. Anche perchè pur non essendo possibile cenare in albergo, la colazione che viene servita al mattino successivo (e in quello del rientro prima della partenza per l'Italia) è veramente eccellente.
La stessa pousada, poi, si affaccia sul quartiere amministrativo: a pochi metri ci sono tutti i palazzi del governo statale del Tocantins, e pure un memoriale, un paio di monumenti e un centro commerciale con fast food di ogni genere e un supermercato per fare eventualmente gli ultimi acquisti. Insomma, tutto quello che Palmas, città nuovissima e senza storia, può offrire. E per cenare a pochi metri c'è anche una simil pizzeria.
Il giorno successivo si riparte per Jalapao: tempo abbondante per la colazione e poi, attorno alle 9, il carico dei bagagli (e delle persone) su un grande pick up modificato e su un minibus che dopo un paio d'ore abbondanti di strada asfaltata, durante la sosta per il pranzo in una micro pousada a condizione familiare a Ponte Alta (sembra di essere invitati direttamente dai proprietari, e il servizio è molto curato) lascia il posto al gigantesco camion Mercedes 4X4 sul quale si fa tutto il resto del viaggio e si fanno tutti gli spostamenti interni previsti dal tour.
Si riparte, e la prima tappa, a circa mezz'ora da Ponte Alta e dopo l'inizio delle grandi e spettacolari piste sterrate che accompagnano l'intero viaggio, è nel canyon di Suçuapara. E' un posto fantastico, a pochi metri dalla strada: una ferita nella roccia aperta dall'acqua nei millenni, con le pareti ricoperte di liane e di felci, e una pausa piacevole per abbassare la temperatura. C'è tutto il tempo per fare foto e per bagnarsi prima di ripartire verso il Safari camp.
Per arrivarci, pranzo compreso, serve anche qualcosa di più delle cinque ore previste, ma il panorama continuamente mutevole che ti circonda lungo il trasferimento non lascia spazio alla noia. Una volta terminato il viaggio, e scese a piedi le poche decine di metri che separano il "parcheggio" del camion dal campo tendato, le guide (mentre altre ti portano a destinazione il bagaglio) ti fanno fare un rapido ma esaustivo giro dell'area per "presentare" bagni chimici e docce, capanna comune per colazioni, pranzi e cene e naturalmente le tende.
Pochi minuti in tutto; poi c'è tutto il tempo per rilassarsi facendo un bagno nel rio Novo, le cui acque hanno una temperatura davvero perfetta. La prima giornata finisce con la sorpresa rappresentata dalla capacità di una cucina da campo in mezzo al nulla che offre anche cinque o sei portate diverse per ogni pasto, e oltre all'acqua (e volendo, pagando, pure bevande in bottiglia o lattina e i classici cocktail alcolici brasiliani) sempre tre diversi e freschissimi frullati di frutta. Eccezionale.
La seconda giornata (dopo una colazione splendida alle 7,30 che offre ogni volta anche almeno tre diversi tipi di frutta fresca, pronti all'appello alle 8 o giù di lì, una prassi che si ripete anche nei giorni successivi) inizia con i preparativi per la discesa in kayak (chiamiamolo così) lungo il fiume partendo dalla spiaggia che si trova a pochi metri dalle tende. Il capo guide ti fa indossare personalmente giubbotti salvagente e caschi, ti spiega cosa fare in caso di ribaltamento e come manovrare la pagaia. Poi si parte, e e metà circa della discesa si fa una tappa su un affioramento di sabbia e rocce in mezzo al fiume per un lungo bagno fantastico. Nella seconda parte della discesa (in tutto ci vogliono un paio d'ore) si affrontano alcuni divertenti passaggi con una corrente un po' più veloce ma senza alcun pericolo: li può affrontare chiunque, e ci sono sempre tre assistenti che controllano il gruppo. Infine, dopo un'ultima tappa, si affronta l'ultima mini rapida uno per volta, superata la quale ci si può fotografare a vicenda dall'approdo: in questo punto ci si ribalta facilmente, ma è divertente.
Rientro in un punto più a valle grazie al camion che ti viene a prendere e pranzo al campo. Dal quale si riparte nel pomeriggio per la trasferta più bella. In circa un'ora di fuoristrada si arriva nell'area delle dune create dall'erosione della chapada di Santu Espiritu (o Sanctu Espiritu?) nel pomeriggio inoltrato, con le condizioni di luce ideali per apprezzare il panorama e per le foto. Pochi minuti di camminata a piedi e senza scarpe (la sabbia è morbidissima), e dopo aver superato il fiumiciattolo che scorre ai piedi delle dune si sale sulla cime delle stesse. Da qui si gode una vista mozzafiato sui dintorni, e si riparte solo quando il sole sta tramontando: una scelta che regala lo spettacolo delle stelle e di una quantità incredibile di lucciole che lampeggiano nella pianura. Rientro al campo in tarda serata e cena.
Il giorno successivo (colazione alle 7,30 e partenza più o meno alle 8) la meta è il poço do Fervedouro. Per arrivarci servono due ore abbondanti di trasferta motorizzata, ma questo come altri spostamenti permettono di avvistare dalla strada pappagalli, nandù (gli struzzi sudamericani, qui li chiamano "ema"), rapaci di varie specie e persino (mi è successo) cervi delle pampas, serpenti e iguane. Niente noia, insomma, attraversando ciò che resta di un antico mare che ha lasciato in eredità alla savana la sua onnipresente sabbia. La fonte è bellissima, circondata da piante di banano, e l'effetto sollevamento creato dalla risalita da fondo di un flusso di acqua e aria insieme è divertente. Fatto il primo lungo bagno ci si sposta di pochi chilometri, e affrontando un sentiero in discesa che costeggia un fiumiciattolo dalle acque limpidissime quelli del Korubo ti offrono la tappa in un altro poço, più piccolo ma altrettanto bello.
Ma il meglio arriva nella stessa tarda mattinata col trasferimento (rapido) alla relativamente vicina cachoeira da Formiga, una piccola e bellissima cascata di acqua cristallina nella cui "vasca" parzialmente attrezzata ci si può tuffare in tutta sicurezza. Dopo un altro lunghissimo bagno ci si sposta a pochi metri, sotto una tettoia di frasche collegata a una sorta di cucina da campo nella quale lo staff ti prepara un pranzo da fare invidia a un ristorante di città.
Poi il ritorno al campo nel pomeriggio, giusto in tempo per esplorare i dintorni e farsi altri bagni, ma non prima di aver fatto sostanella cittadina (un paesello) di Mateiros, e in un negozio che vende bellissimi ed economicissimi oggetti d'artigianato realizzati col capim dourado.
Oltre che a Mateiros e a Palmas, bracciali, cestini, collane e ogni altra creazione realizzata con questa bellissima pianta erbacea i cui steli, una volta "maturi", diventano di uno splendido colore dorato, si possono comprare (l'assortimento è notevole e i prezzi anche migliori) direttamente al campo, fornendo un'altra fonte di reddito alle guide che li hanno realizzati. Unico problema: bisogna assolutamente cambiare dollari o euro in reais nell'aeroporto di San Paolo, perchè nello Jalapao nessuno vuole valuta straniera e non esistono uffici di cambio.
L'ultima giornata di permanenza al campo prevede l'escursione che raggiunge la vetta della chapada già citata e il suo Mirante de Serra. E' uno spettacolo, che inizia dopo un'altra ora (circa) di camion per arrivare alla base della montagna. La salita in mezzo ale rocce è ripida ma superabile senza problemi (serve un tempo medio di mezz'ora, 45 minuti), anche perchè nell'ultimo tratto più "verticale" è stata attrezzata con corde, e una volta sulla cima piatta il panorama è strepitoso: dopo altri tre chilometri di cammino stavolta orizzontale si arriva al Mirante vero e proprio, che permette di ammirare dall'alto le dune visitate nei giorni precedenti e la lenta frantumazione delle rocce della chapada che le alimenta costantemente. Fame e sete? Le guide ti accompagnano offrendoti succhi di frutta ghiacciati grazie ai contenitori termici, caramelle energetiche e frutta. Dopo la discesa, che essendo ripida richiede un po' di tempo, si rientra al campo e si approfitta di un vero pranzo pomeridiano; giusto un paio d'ore prima della cena.
Ed ecco l'ultimo giorno. Dopo la colazione si parte in direzione di Palmas, e dopo un paio d'ore di sterrato e camion si arriva alla bellissima cascata cachoeira da Velha formata sempre dal rio Novo. E' grandissima, spettacolare e fotografabile da diverse angolazioni. Qui niente bagno, ma subito dopo ci si sposta (in pochi minuti) più in basso lungo il corso del fiume, e si fa tappa su una spiaggetta da sogno per una nuotata. Infine, prima della ripartenza per Palmas le guide ti stupiscono servendoti un pranzo al sacco caldo (mi hanno preparato persino delle lasagne vegetariane!!!) seguito da dolce (non scherzo) e accompagnato dai soliti succhi a temperatura frigo. Fine della storia: il giorno dopo si fa colazione nella pousada, e prima del trasferimento in aeroporto è possibile scegliere uno dei tanti economicissimi ristoranti della capitale. Come vedi ti ho descritto un safari pieno di meraviglie ma anche di sfizi, che se si esclude l'assalto dei mosquitos non crea problemi di sorta ed è affrontabile quasi da chiunque. Con noi c'era anche una signora brasiliana che avrà avuto 65 anni, e che ha rinunciato solo alla salita sul Mirante de Serra.