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Spedizione in Antartide, 19 – 29 NOVEMBRE 2008
Crociera alle Shetland australi e Penisola Antartica a bordo della M/n ANTARCTIC DREAM


DIARIO DI BORDO a cura di Paolo Bernat  - MUSEO NAZIONALE DELL’ANTARTIDE - Genova

 
Miglia percorse in totale: 1.680
Km totali: 3.024 circa


19 novembre 2008
Ushuaia - partenza



Il viaggio dei passeggeri dell’ANTARCTIC DREAM provenienti da vari aeroporti italiani finalmente si è concluso a Ushuaia, "el fin del mundo" come dicono i fuegini. Ma ora, un viaggio ben più significativo e destinato a fissarsi nella nostra memoria in maniera durevole ci aspetta. Verso le 16,30 il pullman che ci è passato a prendere all’Hotel Fueguino, dove eravamo alloggiati, ci ha portati sottobordo alla nostra nave, l’ANTARCTIC DREAM, ormeggiata al Muelle Turistico di Ushuaia accanto ad altre navi con la medesima destinazione: l’Antartide. La crociera-spedizione verso l’immenso continente di ghiaccio inizierà tra poche ore. Nel frattempo sistemiamo i bagagli e cominciamo a familiarizzare con gli ambienti della nave. Qui, già solo i passaggi tra un ponte e l’altro, gli spazi comuni, le salette di lettura o l’aula per le conferenze, evocano i grandi personaggi della storia dell’esplorazione antartica o i luoghi più famosi del continente: ponte Shackleton, ponte Amundsen, la Baia Paradiso e così via. Verso le 18,30 la nave molla gli ormeggi e inizia la navigazione nel Canale Beagle.
Poco dopo la partenza vengono tenuti briefing sul comportamento da tenere in caso di emergenza. Anche l’esercitazione per l’uso dei giubbotti di salvataggio e le procedure per l’abbandono della nave rientrano tra la routine che deve essere seguita ad ogni nuovo imbarco.
Durante la cena, Ignacio (capo spedizione) presenta a tutti i passeggeri lo staff che si prenderà cura di loro durante il viaggio: le altre guide e lecturer (Rodrigo, Pablo, Jamie, Mark, Claudia e Paolo), l’hotel manager (John), il medico di bordo (Francisco) e i driver dei gommoni (René).
Verso mezzanotte il pilota di Ushuaia (obbligatorio per la navigazione nel Beagle Channel), lascia la nave e l’ ANTARCTIC DREAM inizia la navigazione in mare aperto. Una volta fuori nell’Atlantico Meridionale attraverseremo i "40 urlanti" ed i "50 ruggenti", come si usano indicare talvolta queste latitudini spazzate da venti di terrificante violenza.

 


prova di abbandono nave e di impiego dei giubbotti salvagente

20 novembre 2008
Stretto di Drake – in navigazione per l’Antartide (posizione lat. 56°19’.3 S long. 65°19’.5 W)
Alle h 09,00:
temp.aria 10,0 °C


Ormai fuori dal Canale Beagle, seguiamo una rotta che si avvicina a Capo Horn e poi, virando a sinistra, dirige verso l’arco delle Shetland australi. L’Oceano Meridionale non è molto agitato: il vento proviene da NordNordOvest, forza 3, e porta nuvole grigie che formano una coltre di ovatta scura. A poppa della nave, il corteggio di uccelli marini che sempre accompagna le traversate oceaniche annovera veleggiatori oceanici grandi e piccoli: procellarie giganti settentrionale, Macronectes halli (petrella gigante del nord), albatros dal sopracciglio scuro e albatros reali, fulmari, petrelli e uccelli delle tempeste. Instancabili, planano tra le creste delle onde per poi innalzarsi e virare bruscamente rimanendo in scia oppure doppiando la nave con passaggi a filo d’acqua.

I grandi veleggiatori oceanici sfruttano l’"effetto suolo" per passare a filo d’acqua senza mai battere le ali e pare sempre che debbano toccare le creste delle onde da un momento all’altro: sono danzatori incredibili ed è impossibile non restarne affascinati.
In mattinata e durante il pomeriggio vengono tenuti alcuni seminari sull’Antartide: le guide naturalistiche si alternano nella sala conferenze per dare i primi ragguagli sulla fauna che si potrà incontrare durante la traversata.
Ogni tanto, squarci tra le nuvole fanno filtrare i caldi raggi del sole che, verso la fine del pomeriggio, si conquista un po’ più di spazio nel cielo fino a regalarci una buona serata con un tramonto rosato e luminoso.
CONVERGENZA ANTARTICA
La C. A. o Fronte Polare si estende tutt’intorno all’Antartide su un’area compresa tra i 50 ed i 60 gradi di latitudine Sud dove le acque dell’Oceano scendono improvvisamente a 0°C e anche sotto zero. In questa zona si scontrano le correnti temperate settentrionali con le fredde acque polari, dando origine ad una zona di incredibile ricchezza trofica che sostiene tutta la rete alimentare marina antartica, dal plancton agli uccelli marini ed ai mammiferi che frequentano - in estate – queste acque. Non ci sono particolari evidenze nel passaggio della Convergenza se non che, talvolta, sopra l’oceano sono presenti banchi di nebbia.


21 novembre 2008
Stretto di Drake – in navigazione per l’Antartide (posizione lat. 60°26.0’ S long. 61°14.7’ W)

Alle h 08,00:
temp.aria 3°C
Vento NNW forza 4
Distanza dalle Shetland australi: circa 130 miglia

Il tramonto di ieri sera sembrava preannunciare tempo buono o in miglioramento, ma stamattina il cielo è ancora parzialmente coperto. Durante la notte abbiamo passato la Convergenza Antartica e ci troviamo quindi nella regione antartica vera e propria. Alle 8 del mattino siamo ancora a circa 130 miglia dalle Shetland australi. L’oceano non è molto mosso ma, ogni tanto, le onde lunghe provenienti da qualche lontana tempesta sollevano la nave e la riabbassano con rollii e beccheggi che rendono incerti i passi delle persone a bordo. Sui ponti scoperti ed in plancia molti passeggeri osservano e fotografano le evoluzioni degli uccelli marini. In mattinata, una conferenza di Rodrigo sulla fauna antartica e una di Paolo sulla glaciologia.


petrelli del Capo sostano sulla superficie marina

Nel pomeriggio, invece, vengono illustrate le norme IAATO che regolamentano il comportamento da tenere durante le escursioni a terra in Antartide. Segue poi un briefing sulle procedure di imbarco e sbarco dai gommoni che verranno utilizzati per scendere a terra.
Per tutta la giornata abbiamo seguito una rotta per 155°, verso il Nelson Strait, tra Nelson e Robert Island. Nel pomeriggio il tempo è un po’ peggiorato, a tratti pioviggina, altre volte si scorge un po’ di sole tra le cortine di nuvole grigie. In questi brevi momenti favorevoli, molti passeggeri si intrattengono sui ponti della nave o in plancia, per poter fare avvistamenti e scattare foto ai numerosi uccelli marini che ancora sono in scia alla nave. Altri passeggeri se ne restano nello spazioso e comodo salone vetrato da cui possono osservare i ricami di schiuma sulle onde e le evoluzioni degli uccelli oceanici.

Alla fine della giornata, come si usa fare a bordo delle navi da crociera - anche se un po’ particolari come questa - viene offerto dal Comandante un aperitivo ai passeggeri: questa sera Captain’s dinner.
Qualche passeggera si concede addirittura un abbigliamento meno informale del solito e un po’ più "mondano".
Nel frattempo la nostra rotta ci porta a ridosso dell’isola King George dove sbarcheranno 6 nostri compagni di viaggio originari di Hong Kong che effettueranno riprese video per la realizzazione di un documentario. Verso le 22,30 iniziano le operazioni di sbarco seguite con molta partecipazione dagli altri passeggeri che si immedesimano nella scena e già immaginano la prossima discesa a terra: la propria.

 

22 novembre 2008
Half Moon Island – Shetland australi Lat. 62°36’ S, long. 59°55’ W)
Alle h 08,00 temp.aria 3°C
Vento NW forza 2, cielo nuvoloso 8/8
Oggi sveglia mattiniera: alle 08,00 è programmato il primo sbarco della spedizione: la spiaggia di Half Moon Island
Il sito di sbarco è caratterizzato dalla presenza di una grande lancia in legno, residuo delle attività baleniere che qui venivano svolte sin dal 1821. Sulla piccola isola è ubicata anche la base argentina Camara, al momento non ancora presidiata.




















il relitto di una lancia baleniera sulla spiaggia di Half Moon Island 
 
L’isola ci offre la possibilità di una breve escursione verso il limite est ma la neve ghiacciata rende difficile il cammino: ad ogni passo la crosta gelata cede e si sprofonda ripetutamente. Intorno a noi, grandi massi scuri e scogliere dirupate si stagliano contro l’algido panorama e risaltano ancor più per le tappezzerie multicolori di licheni arancio, gialli e neri o per i tappeti di muschi verdi. Il cielo è parzialmente coperto ma una luce morbida e diffusa dona comunque a quest’isola un’atmosfera raccolta e molto tranquilla. Le colonie si stanno popolando proprio adesso, è l’inizio della stagione estiva: piccoli e gentili pinguini chinstrap (Pygoscelis antartica) instancabilmente arrancano e scivolano lungo i loro percorsi verso il mare o verso il nido: talvolta il nostro percorso incrocia il loro e ci fermiano per dare la precedenza ma anche perché ce ne restiamo immobili e stupiti ad accompagnare con lo sguardo le loro piccole ma quotidiane fatiche.


discesa verso la spiaggia EST di Half Moon Is.


foca di Weddell sulla spiaggia di Half Moon Island


Sulla spiaggia, oltre a vedere i piccoli chinstrap che vanno o che rientrano dalle battute di pesca, troviamo i mammiferi marini forse meglio adattati alla vita antartica: le foche di Weddell. Si tratta in effetti dell’unico mammifero, a parte l’uomo, che sverna in Antartide sopravvivendo ai lunghi periodi di buio e freddo dell’inverno australe.
Rientriamo quindi alla nave soddisfatti della nostra escursione a terra, accolti dal personale di bordo che ci offre un graditissimo consommè di pomodoro caldo.
Dopo pranzo l’ANTARCTIC DREAM riprende la navigazione costeggiando Livingston Island e dirigendosi verso l’isola Deception.
 
Deception Island (lat. 62°58’ S, long. 60°30’ W)
I rottami della vecchia stazione baleniera norvegese e i resti di alcuni edifici in legno ormai sventrati e scoperchiati costituiscono una caratteristica di quest’isola ma anche una nota stonata nel paesaggio. Una volta sbarcati, camminiamo lungo la spiaggia di sabbia e ghiaia nera, testimone dell’intensa attività vulcanica che contraddistingue questo luogo. Ci arrampichiamo lungo un breve declivio fino alla Neptune’s Windows, un’apertura nella muraglia vulcanica da cui si può guardare verso il mare aperto o verso l’interno dell’antico cratere.
Lungo la spiaggia di Deception alcune foche di Weddell, tra cui un cucciolo di pochi mesi, riposano tranquillamente, incuranti del nostro passaggio. Ci muoviamo poi da una parte all’altra dell’ampio arenile vulcanico fino a giungere ai resti rugginosi degli impianti di trasformazione e di stoccaggio del grasso e dell’olio di balena.


il nostro gruppo presso le vecchie tombe di Deception

Al termine dell’escursione alcuni "coraggiosi" fanno il bagno nelle acque dell’antica caldera che, contrariamente a quanto succede oggi, sono molte calde per l’attività sopita ma non cessata del vulcano. Per questo, dopo un rapido ma "rinfrescante" tuffo nelle acque antartiche – tra gli applausi e gli strilli di incoraggiamento dei compagni di viaggio - gli ardimentosi si rivestono in gran fretta e si ritorna tutti a bordo, dove ci aspetta una godibilissima cioccolata calda.




















la prova di ardimento nelle acque di Deception

 
23 novembre 2008
Danco Island (lat. 64°44’ S long. 62°37 W)

Alle h 08,00 temp. aria 2°C
 


sbarco a Danco Island

Questa mattina il tempo non ci è stato particolarmente favorevole: il cielo è molto nuvoloso e grigio (copertura 8/8) e non fa sperare niente di buono per il resto della mattinata.
L’isola di Danco prende il nome da un membro della spedizione della Belgica, guidata da De Gerlache nel 1897-99, che morì durante quella missione.
Lo sbarco sull’isola non è dei più facili perché ci sono blocchi di ghiaccio grandi e piccoli e di ogni forma che ostacolano non poco l’avvicinamento dei gommoni alla spiaggia. Con una buona dose di equilibrio e un po’ di fortuna, passando da una pietra all’altra, riusciamo a prendere terra senza scivoloni e senza finire con i piedi a mollo. che rallenta dubbioso ed esitante incrociandoci.
Una volta a riva, superato un alto scalino di neve e ghiaccio, ci incamminiamo su un falso piano che ci accompagna fino alle pendici di una collinetta innevata che, poco alla volta, risaliamo. Da tutte le parti, pinguini gentoo o papua (Pygoscelis papua) percorrono le loro piste dalle rookeries al mare e viceversa.
Ovviamente hanno la precedenza e talvolta ci fermiamo ad aspettare qualche pinguino che sopraggiunge e si appresta a farsi riconoscere dal proprio partner in attesa sul nido. Alcune coppie stanno covando un uovo se non due, il numero massimo di uova che queste specie appartenenti alla famiglia dei Pigoscelidi possono deporre


pinguini papua a Danco Island

Saliamo fin quasi alla sommità dell’isola ma il cammino è abbastanza faticoso per la neve assai abbondante. Dall’alto abbiamo potuto spaziare con la vista sull’Errera Channel e verso l’isola Rongè: solo uno stretto braccio di mare ci separa poi dal continente antartico su cui poseremo finalmente piede nel pomeriggio.

 
il rientro da Danco sotto una nevicata


Neko Harbour  (lat. 64°50’ S, long. 62°33’ W)

Il nome di questo approdo deriva da quello della nave officina per la caccia alle balene "Neko", che operava nelle Shetland australi e lungo la Penisola Antartica nel periodo 1911-12 e 1923-24 e spesso faceva sosta in questa insenatura. Lo sbarco avviene facilmente su una spiaggia di ciottoli arrotondati e ghiaia grossolana, perlopiù di origine granitica. Appena messo piede a terra ci imbattiamo in una schiera di simpatici gentoo che si portano a distanza di sicurezza dal nostro vociante drappello in giacca rossa.


foca di Weddell a Neko Harbour

A poca distanza dal landing site troviamo una foca di Weddell che riposa languidamente abbandonata sulla neve, indifferente alle decine di pinguini che le circolano intorno. Risaliamo quindi una piccola china innevata sorvegliata da un rifugio argentino in disuso che funge però da punto di osservazione per uno skua (Catharacta sp.)
Sul piccolo pendio si trovano diverse aree di nidificazione di pinguini gentoo che superiamo portandoci verso l’imponente fronte verticale di un ghiacciaio costiero. Una volta giunti nei pressi del ghiacciaio riusciamo a cogliere gli scricchiolii e i crepitii del ghiaccio che precedono lo schianto in mare di alcuni blocchi azzurri e gelati.
Riprendiamo quindi una traccia nella neve che ci porta verso la sommità di un colle innevato da cui si ha una buona vista sull’insenatura di Neko e sulla Andvord Bay.


salita al poggio innevato di Neko

Lo sbarco a Neko, a differenza di tutti gli altri siti visitati – isole e isolotti - costituisce un approdo sul CONTINENTE ANTARTICO vero e proprio.

 

26 novembre 2008
Isola Petermann Lat. 65°10’ S, Long.64°10’ W (il punto più meridionale della nostra spedizione)

 
Durante la notte la nave ha dato fondo nel Peltier Channel, tra Wiencke Island e Doumer Island, a sud di Port Lockroy e abbiamo potuto dormire al riparo di venti e onde. La mattina presto, verso le 6, abbiamo ripreso la navigazione attraverso il Neumayer Channel e, poco dopo, lungo il Lemaire Channel e poi il Penola Strait fino a giungere in vista di Petermann Island.
Il tempo non è bellissimo ma, anche con le nuvole, il panorama che si apre davanti a noi una volta giunti a terra è senz’altro indimenticabile.


Petermann Island

Il nostro gruppo scende a terra per ultimo, quando gli altri passeggeri sono già sparsi per l’isola e godiamo così di un momento di tranquillità.
Finalmente siamo giunti alla meta tanto agognata da Massimo, nostro compagno di viaggio, discendente del geografo tedesco August Petermann a cui l’isola venne dedicata nel 1873-1874 nel corso di una spedizione tedesca dell’epoca. Massimo, ora, ne rivendica la proprietà: scende quindi a terra con una bandiera e ufficialmente riprende possesso dell’isola!

Visitiamo quindi l’isola, incamminandoci verso il sito di nidificazione di una piccola colonia di pinguini di Adelia (Pygoscelis adeliae): di taglia più piccola rispetto ai "cugini" gentoo, condividono spesso con questi ultimi le rookeries.


Adelia e gentoo a Petermann Island

Nella parte bassa del percorso ci fermiamo quindi presso la colonia di Adelia dove nidificano anche dei cormorani dagli occhi azzurri o cormorani imperiali (Phalacrocorax atriceps).
Tutto intorno si odono lo schiamazzo dei pinguini e i loro richiami: insieme allo sciabordio delle onde contro la scogliera sono gli unici rumori di questo splendido isolotto roccioso e ci accorgiamo che possono essere l’ unica e migliore colonna sonora per il nostro viaggio.


croce commemorativa a Petermann Island

Pleneau Island (Lat. 65° 06’ S, Long. 64° 04’ W)
Dopo l’escursione a Petermann, verso le 11 rientriamo tutti a bordo.
Il personale dell’Antarctic Dream ci offre un bicchiere di champagne (cileno, ovviamente) sul ponte di prua e visto che il tempo è buono, ci ritroviamo tutti a scherzare e brindare al proseguo del viaggio.

 
brindisi sul ponte a Pleneau

Lo scenario è molto bello: le ripide pareti rocciose innevate di Booth Island si riflettono nelle scure e ferme acque dello specchio marino antistante Pleneau Island ingombro di ghiaccio e piccoli iceberg e fanno da cornice al panorama. Ma un’ulteriore sorpresa ci aspetta: mentre brindiamo ecco che poco distante 2 o 3 orche emergono dai ghiacci e si guardano attorno controllando la presenza di eventuali prede (spy hopping).
Nel pomeriggio effettuiamo quindi una "zodiac cruise" tra gli iceberg e i lastroni di pack ormai fratturato che affollano le acque della baia.
Il nostro driver è Renè Preller, probabilmente uno dei marittimi con la maggior esperienza dell’Antartide che ci siano in circolazione. Con abilità e perizia ci conduce attraverso i passaggi liberi dai ghiacci alla ricerca di animali che riposano sul ghiaccio o di "sculture" naturali di ghiaccio che il tempo, il vento o le onde hanno saputo trarre dalla massa azzurra e glaciale degli iceberg staccatisi dai vicini ghiacciai.

 
René conduce il nostro zodiac tra i ghiacci di Pleneau  

 
Port Lockroy – Goudier Island (posizione lat. 64°49 S long. 63°30 W)

Alle h 08,00 temp.aria 2°C

 
"Base A", Goudier Island – Port Lockroy

In mattinata arriviamo nell’insenatura riparata di Port Lockroy, un porto naturale profondo circa mezzo miglio e protetto dai contrafforti rocciosi di Wiencke Island, nell’Arcipelago Palmer.
La baia venne scoperta dalla spedizione francese del 1903-05 guidata da J.B. Charcot. Per visitare la ex-Base "A" dell’Ope- razione Tabarin, ci dividiamo in 2 gruppi in modo da ridurre il numero di visitatori nei locali del museo e intorno alle rookeries che si trovano sull’isola. Sulla Goudier Island ci avviciniamo quindi alle costruzioni della vecchia base britannica che attualmente funziona solo come ufficio postale ed è sede di un fornitissimo (e carissimo) gift shop. Proprio davanti all’ingresso delle costruzioni pinguini gentoo nidificano tranquilli e per niente disturbati dal via vai dei turisti che entrano a fare acquisti nel negozietto o per visitare i locali della vecchia base, restaurati e conservati come museo dall’Antarctic Heritage Trust. Fondamentalmente la sosta a questo isolotto si riduce agli acquisti ed all’invio di cartoline con la speciale affrancatura dell’Antarctic Dependencies inglese.


nidi di gentoo sotto le baracche di Port Lockroy

Il tempo continua ad essere nebbioso e l’orizzonte appare sempre velato da una cortina di nuvole grigie. Dopo una breve sosta, rientriamo a bordo in tempo per il pranzo.

 
2 gentoo rientrano a terra a Port Lockroy

Nel pomeriggio, condizioni meteo permettendo, dovremmo effettuare una breve mini-crociera in gommone a Paradise Bay ma per ragioni di sicurezza non vengono messi in mare i gommoni: si fa quindi rotta verso nord, alla ricerca di un’insenatura riparata dove poter fare ancora un’escursione in gommone.



Enterprise Island 
 
Arriviamo verso le 17,00 in una insenatura assai poco visitata dalle navi turistiche antartiche, la Wilhelmina Bay. Per fortuna, rispetto a stamane il vento è calato e un po’ di sole riesce a tingere di azzurro il cielo sgomitando via le nuvole che arretrano verso l’orizzonte. Vengono messi in mare i gommoni e il nostro gruppo parte per primo, sempre guidato da René. Ci avviciniamo alla costa in direzione di un relitto rugginoso che emerge dall’acqua con tutta la struttura di prua.

 
il relitto della Governoring

Si tratta del relitto della baleniera norvegese "Governoring" portata in secca su queste coste per consentire all’equipaggio di salvarsi dopo che un incendio la aveva sorpresa al largo, all’incirca nel 1930.
Spostandoci nei pressi del relitto, con il motore al minimo per essere più silenziosi, cogliamo una foca leopardo che sta allattando un cucciolo di forse poche settimane di vita. Si tratta di un evento rarissimo: in effetti, molto poco si conosce della biologia riproduttiva di questa foca.

 
foca leopardo e cucciolo distesi a riposare su un piccolo blocco di ghiaccio sottocosta

Tutt’intorno c’è lo stridio dei gabbiani (Larus dominicanus) che nidificano su alcune rocce a picco sul mare e delle sterne antartiche (Sterna vittata) che invece hanno il nido sopra e dentro il relitto della nave.


Cormorani che riposano su uno dei tanti scoglietti della baia dell’isola Enterprise

Mentre rientriamo verso la nave, avvistiamo ancora una foca di Weddell che riposa sopra un uno scoglio innevato e alcuni cormorani e gabbiani in attesa di iniziare una battuta di pesca.
Improvvisamente da un altro gommone dell’Antarctic Dream non distante da noi ci fanno segni: pare che abbiano delle noie al motore. Quindi ci avviciniamo e lanciata una sagola, trainiamo il gommone fin sotto bordo alla nave. Niente di grave, giusto un pizzico di avventura in più da raccontare quando si tornerà a casa!
 
traino di un gommone in difficoltà nella baia di Enterprise Island
 
26 novembre 2008
King George Island (lat. 62°48’.6 S long. 59°36’.1 W)
Alle h 08,00 temp.aria 5°C
 
Durante la notte navighiamo ulteriormente verso nord, risalendo il Brainsfield Strait in direzione dell’isola King George, nelle Shetland australi.
Tuttavia anche lì non riusciamo a sbarcare per le forti raffiche di vento che sollevano schiuma sulla superficie del mare e rendono impossibile il trasbordo dei passeggeri dalla nave alla spiaggia della Bahia Fildes, dove si trova la base cilena Presidente Frei che avremmo dovuto visitare.
Abbiamo giusto il tempo di recuperare alcuni componenti della troupe TV di Hong Kong che erano stati sbarcati il primo giorno di crociera per consentire loro di fare riprese filmate sull’isola.
La mattinata scorre verso l’ora di pranzo che si svolge a ridosso dell’arco delle Shetland australi, ultimo baluardo di roccia che emerge dall’oceano prima di affrontare il Drake nel viaggio di ritorno.
Alle 14,00 si riprende la navigazione in direzione di Ushuaia.
 
27 novembre 2008
Stretto di Drake (lat. 59°59’.4 S long. 61°46’.4 W) distanza dalle Shetland: circa 160 miglia
Alle h 08,00 temp.aria 3°C
 
 
L’Oceano è abbastanza agitato con onde lunghe che ci inseguono e ci superano nella loro inesausta corsa verso nord est. Ci troviamo ancora lontani da Capo Horn, all’incirca a metà strada. Tutto intorno alla nave si stende una fitta cappa di nuvole e oltre ciò la nebbia sul mare rende la nostra corsa verso nord quasi cieca. Forse per l’assenza di vento, pochi uccelli sono in scia alla nave e questo contribuisce a farci sentire un po’ più sperduti in mezzo all’oceano.
All’ora di pranzo ci troviamo ancora a circa 300 miglia dall’imboccatura del Beagle Channel.
Durante la giornata si sono susseguite alcune conferenze tenute nella Lecture Hall o nella saletta del Pub da Pablo o da Rodrigo e da Paolo. Tuttavia per lo stato del mare molti passeggeri sono rimasti in cabina e si sono mostrati nella dining room solo all’ora di pranzo.
Per i beccheggi ed i rollii della nave, nel pomeriggio molti passeggeri scelgono, o vi sono costretti, a schiacciare una pennichella. Alla sera, però, il salone si anima e quasi tutti i passeggeri cenano normalmente con in più il diversivo dei festeggiamenti per il compleanno di alcuni passeggeri. L’oceano nel frattempo si è fatto più scuro e non accenna a smettere di "giocare" con la nave, come il gatto con il topo.
 
 
28 novembre 2008
Stretto di Drake – rotta per Ushuaia (Lat. 56°48.7’ S, Long. 65°49.2’ W) 

Ore 08,00

All’incirca alle ore 8,00 della mattina ci troviamo al traverso di Capo Horn ad una distanza di circa 40 miglia. Il mare è abbastanza mosso, forza 6-7 (marejada/gruesa) con vento da Sud forza 6-7 (circa 25 nodi). Il cielo è coperto e c’è una nebbia bassa per 360° che non consente di veder nulla. Nevischia.
Intorno alle 13,00 imbocchiamo il Canale Beagle e procediamo a velocità ridotta verso Puerto Williams e poi Ushuaia.
Poco più tardi sale a bordo il "pratico" cioè il pilota del porto cileno.
Per tutta la giornata abbiamo navigato lungo il Beagle Channel e abbiamo attraccato al Muelle Turistico di Ushuaia in serata. piuttosto presto.


Puerto Williams, sulla sponda cilena del Canale Beagle

Nel pomeriggio abbiamo riconsegnato i "parka" rossi che abbiamo utilizzato durante la crociera. Ignacio poi ha fornito alcune indicazioni pratiche circa le procedure di sbarco ed il passaggio della dogana argentina di Ushuaia.
Ormai dobbiamo riconoscere che la nostra crociera-spedizione è proprio finita: forse non siamo stati molto fortunati per le condizioni meteorologiche incontrate e qualcuno si rammaricherà di non aver visto tutti gli animali che probabilmente aveva sperato di vedere e fotografare: tuttavia anche questo è stato uno degli aspetti dell’Antartide…anzi, forse abbiamo potuto constatare direttamente – seppure su "scala" ridotta – quanto siano estreme le condizioni di vita per tutti gli esseri viventi che popolano il continente antartico.  
Dovremmo quindi ritenerci soddisfatti per l’esperienza vissuta e le piccole avventure che abbiamo condiviso: anche se abbiamo colto solo una piccolissima parte delle meraviglie che l’Antartide può regalare, tutti noi porteremo scolpiti nella memoria gli straordinari scenari e le irripetibili emozioni che questo viaggio ci ha consentito di provare.
 
Da bordo dell’ANTARCTIC DREAM,
28 novembre 2008



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